Le tecnologie informatiche nel settore dei Beni Culturali contribuiscono alla gestione, tutela, restauro, fruizione e valorizzazione del patrimonio. Gli ambiti di applicazione principali sono:
Digitalizzazione. Negli ultimi decenni la digitalizzazione ha rivoluzionato la conservazione e la diffusione del patrimonio culturale. Dalle prime tecniche di microfilmatura, che consentivano la riproduzione analogica dei documenti ma con limitazioni di accesso, si è passati ai primi progetti digitali degli anni Sessanta e Settanta. Con la diffusione dei personal computer e di Internet negli anni Novanta sono nati grandi progetti di biblioteche e archivi digitali, come il Project Gutenberg. Oggi scanner ad alta risoluzione, software di elaborazione delle immagini e tecnologie 3D permettono riproduzioni estremamente accurate. La digitalizzazione serve sia alla conservazione di beni fragili sia alla ricerca scientifica e alla creazione di esperienze immersive. Nel caso di testi antichi, la digitalizzazione dell’immagine non coincide con l’estrazione del contenuto testuale, che può avvenire tramite OCR (riconoscimento ottico dei caratteri) o trascrizione manuale, talvolta con il supporto di tecniche di machine learning e competenze paleografiche. La digitalizzazione dei beni culturali pone sfide legate alla conservazione a lungo termine dei dati digitali e al copyright.
Tutela (Safeguard). La conservazione del patrimonio culturale è essenziale per preservare le tradizioni storiche. Studi recenti mostrano come le tecnologie digitali svolgano un ruolo crescente in questo ambito: i serious games possono favorire la trasmissione del sapere culturale e il coinvolgimento dei turisti; metodologie digitali come quelle del progetto HeritageCare supportano la conservazione preventiva tramite monitoraggio e protocolli standardizzati; le architetture IoT (Internet of Things) consentono il controllo in tempo reale degli edifici storici. Una revisione del 2023 conferma che la maggior parte delle ricerche adotta approcci tecnologici, con prevalenza di tecnologie 3D, seguite da realtà aumentata e virtuale.
Restauro. Numerosi interventi su monumenti celebri hanno fatto ricorso a tecnologie digitali avanzate. Le principali cause di degrado includono fattori ambientali, agenti naturali, vandalismo, turismo di massa, incendi e scarsa manutenzione, con una forte componente di responsabilità umana. Tra le tecnologie impiegate figurano droni e sensori per il monitoraggio, software di analisi strutturale, scanner e modelli 3D, BIM (Building Information Modeling), tecniche di imaging multispettrale e fotogrammetria. Il restauro virtuale consente inoltre di ricostruire digitalmente un bene senza interventi irreversibili sull’originale, risultando utile quando il restauro fisico non è possibile.
Fruizione. Web, applicazioni mobili, social media, gamification e crowdsourcing hanno ampliato l’accesso al patrimonio culturale. Musei e istituzioni offrono tour virtuali, cataloghi digitali e contenuti interattivi; le app integrano la realtà aumentata (AR) e la geolocalizzazione; i social media favoriscono la partecipazione globale; la gamification rende l’apprendimento più coinvolgente; il crowdsourcing permette ai cittadini di contribuire con contenuti e dati.
Valorizzazione. Le tecnologie digitali promuovono il patrimonio attraverso esperienze immersive basate su realtà aumentata (AR) e virtuale (VR), progetti territoriali e iniziative che integrano cultura, turismo ed economia locale. Anche l’artigianato viene sostenuto tramite piattaforme digitali ed e-commerce, contribuendo alla sostenibilità economica e alla diffusione delle tradizioni locali. Le tecnologie informatiche svolgono un ruolo centrale non solo nella conservazione del patrimonio culturale, ma anche nella sua trasformazione in una risorsa accessibile, partecipata e strategica per lo sviluppo culturale ed economico.