Vi sono alcuni aspetti trasversali fondamentali per la gestione del patrimonio culturale digitale, comuni a tutte le aree di intervento: l’attenzione agli aspetti di accessibilità e inclusione, la gestione dei dati digitali e la sicurezza dei dati. La digitalizzazione e i servizi tecnologici, per essere davvero utili e coerenti con la missione culturale, devono essere progettati per tutti e supportati da pratiche solide di organizzazione, conservazione e protezione dei dati.
Accessibilità e inclusione. Poiché il patrimonio culturale appartiene a tutti, deve essere fruibile da ogni cittadino, incluse le persone con disabilità. Le tecnologie IT possono offrire modalità alternative o complementari di percezione e interazione, ad esempio tramite audiodescrizioni, sottotitoli, mappe concettuali, modelli e rappresentazioni 3D. Un museo digitale/virtuale non deve essere solo “accessibile”, ma anche inclusivo, cioè capace di garantire pari opportunità di apprendimento e partecipazione a diversi gruppi sociali. Per raggiungere questo obiettivo è essenziale adottare fin dall’inizio un approccio di Universal Design, centrato sull’utente e supportato da processi di co-design con i fruitori. La ricerca scientifica spesso investiga e progetta strumenti per migliorare l’accessibilità dei beni culturali per le persone con disabilità visive (audioguide avanzate, esperienze sonore interattive come il “proxemic audio” e la sonificazione dei dati) o più in generale per persone con ridotte capacità sensoriali sfruttando approcci multimodali (repliche tattili, dispositivi e interfacce gestuali, supporto alla navigazione autonoma, app mobili con interazioni tattili). Un esempio è il progetto europeo ARCHES, che integra rilievi tattili 3D, giochi accessibili e avatar in lingua dei segni. Per ampliare la fruizione dei beni culturali anche a distanza, vengono sfruttati gli ambienti virtuali. Sensori e RFID possono fornire contenuti personalizzati in base alle capacità dell’utente, proponendoli attraverso canali diversi (visivo, uditivo, tattile). L’attenzione all’accessibilità si estende anche a siti culturali non museali, a patrimoni “meno tradizionali” (es. modelli botanici 3D per la didattica) e al patrimonio immateriale, dove ad esempio si esplorano formati immersivi come video a 360° in realtà virtuale.
Gestione dei dati digitali. La digitalizzazione implica una catena di attività e l’utilizzo di diverse tecnologie: 1. acquisizione (scanner 2D/3D, fotografia ad alta risoluzione, imaging multispettrale), 2. elaborazione (rendering e modellazione 3D, miglioramento delle immagini), 3. archiviazione e organizzazione (database e archivi digitali, spesso in cloud). Tecnologie come blockchain possono essere impiegate per autenticare e tracciare l’origine dei dati. Una volta digitalizzati, risulta estremamente importante anche l’analisi, per la quale vengono sempre più utilizzati strumenti di intelligenza artificiale e machine learning per riconoscere pattern, stili o ricostruire testi danneggiati; data mining e analisi semantica per estrarre informazione significativa da grandi collezioni. I dati digitali vengono messi a disposizione del pubblico tramite piattaforme web, API, app mobili e realtà aumentata, che rendono i contenuti fruibili e riusabili. La gestione digitale può anche supportare direttamente la conservazione e il restauro, ad esempio tramite framework basati su ontologie per organizzare le informazioni e supportare decisioni sugli interventi.
Sicurezza dei dati digitali. La sicurezza mira a proteggere e preservare le informazioni digitali sul patrimonio culturale garantendo: integrità (dati non alterati), riservatezza (accesso controllato per evitare furti/manipolazioni), disponibilità (continuità di accesso tramite backup e sistemi di recupero), autenticità e tracciabilità (origine verificabile e modifiche trasparenti). Un tema cruciale è anche la preservazione a lungo termine, che richiede strategie contro l’obsolescenza tecnologica (mediante migrazioni periodiche di formati e supporti). Infine, per contrastare la distribuzione non autorizzata e dimostrare la paternità/origine dei contenuti, si possono applicare soluzioni come blockchain e tecniche di watermarking digitale (marchi visibili o invisibili incorporati stabilmente nei dati) In sintesi, l’efficacia delle tecnologie per i Beni Culturali dipende non solo dagli strumenti “verticali”, ma anche dalla cura di questi fattori trasversali per progettare esperienze realmente inclusive e garantire un ciclo di vita dei dati digitali ben gestito, sicuro e sostenibile nel tempo.