Nuovi orizzonti

Problemi e sfide del patrimonio culturale nell’era della rivoluzione digitale

Introduzione

Questo White Paper nasce come risultato collettivo e riflessivo di una tavola rotonda interdisciplinare tenutasi da remoto nel gennaio 2025 nell’ambito del progetto Colere Hereditatem, e dedicata all’esplorazione delle tecnologie informatiche nel contesto del patrimonio culturale.

Il concetto di patrimonio culturale è ampio e articolato, comprendendo sia gli aspetti materiali che quelli immateriali della cultura di una comunità. Secondo la definizione adottata dall'International Council of Museums (ICOM)[1], un museo è "un’istituzione permanente senza scopo di lucro e al servizio della società, che compie ricerche, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio culturale, materiale e immateriale". La Convenzione di Faro[2] mette in relazione patrimonio culturale, diritti umani e democrazia, promuovendo una visione ampia del patrimonio come espressione dei valori e significati attribuiti ad esso dalle comunità. Queste definizioni evidenziano l'importanza dell'accessibilità, della sostenibilità e della partecipazione delle comunità. Il patrimonio culturale non si limita quindi agli oggetti custoditi nei musei o nei siti archeologici, ma include anche tradizioni orali, pratiche sociali, riti, arti performative e conoscenze trasmesse di generazione in generazione. È un'eredità viva, che deve essere mantenuta, valorizzata e accresciuta affinché continui a svolgere un ruolo significativo nelle società contemporanee.

Il patrimonio è sia patrimonio materiale che immateriale, sta anche in un museo, ma non per forza. Se tu vuoi difendere un patrimonio devi anche far sì che la gente lo senta più vicino, e se tu non accresci il patrimonio, non gli dai senso, non lo rivitalizzi; il rischio è che poi quel patrimonio vada a finire in una cantina, e lentamente possa deperire o essere distrutto perché le persone non sono neanche consapevoli di quello che hanno. Un patrimonio deve accrescere perché sennò si depaupera come un'eredità. Nel momento stesso in cui tu ricevi un'eredità, soprattutto se è un'eredità economica, se tu la lasci ferma, quell'eredità lentamente diminuisce. Tu devi mantenerla e accrescerla. Il termine eredità ha una doppia valenza. Un’eredità è una cosa che le persone prima di me mi hanno lasciato, più o meno direttamente o indirettamente, e io verso quell'eredità ho il compito di conservarla, valorizzarla e quant'altro, ma nel contempo devo anche accrescerla. Un’eredità è un dono da accrescere. [Silvia Chiodi]

Cosa significa coltivare il patrimonio? Non vuol solo dire conservarlo o studiarlo ma anche arricchirlo, ad esempio sfruttando le nuove tecnologie informatiche, che possono aprire un nuovo "orizzonte tecnoestetico" (cioè un nuovo modo di percepire e valorizzare il patrimonio attraverso la tecnologia e l'estetica). Questo approccio non si applica solo al passato, ma anche al presente: riguarda le nostre scelte progettuali attuali, le modalità con cui creiamo, e soprattutto come gli artisti contemporanei usano le tecnologie per interpretare il patrimonio, creando così nuove forme di dialogo tra passato e presente.  [Francesca Pola]

Il progetto "Colere Hereditatem" si fonda infatti sull'idea di “coltivare l'eredità culturale” di promuovere una visione del patrimonio culturale come bene dinamico e condiviso, che richiede un impegno costante di cura e interpretazione critica. Questo approccio si lega a una visione in cui le nuove tecnologie non sono semplicemente strumenti, ma diventano linguaggi e modalità per interpretare, rivitalizzare e trasmettere il patrimonio culturale.

Nella mia esperienza come docente con i nostri studenti di beni culturali, di lettere, di arte, noto che c'è un interesse rinnovato proprio per la storia, perché i beni culturali fanno parte del nostro vissuto, dei nostri predecessori, della nostra storia e quindi aiutano a capire, a interpretare il presente e a rivisitarlo. … l'arte contemporanea è inevitabilmente anche un frutto dell'arte passata, una rivisitazione, una reinterpretazione, in modalità ovviamente innovativa, ovviamente anche controversa se vuoi, però non può prescindere dalla conoscenza di quello che ci ha preceduto. Soprattutto anche per quello che riguarda i materiali, anche se oggi ovviamente l'arte contemporanea fa un uso di materiali eterogenei, penso alle plastiche, polimeri, anche materiali organici (la famosa banana di Cattelan) con tutte le critiche che possiamo fare. Però c'è sicuramente anche un ritorno a tecniche e materiali passati, all'encausto (la tecnica pittorica che consiste nel mescolare i colori alla cera) che era la tecnica  dell'antichità dei romani, degli affreschi di Pompei e così via. [Giuseppe Maino]

[1] https://www.icom-italia.org/definizione-di-museo/

[2] https://www.coe.int/it/web/venice/faro-convention