Il Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Morterone nasce nel 1988 in un contesto geografico unico: Morterone, il più piccolo comune d’Italia, in provincia di Lecco, alle pendici del Resegone. Qui l’intreccio tra costruzioni dell’uomo e spazio incontaminato della natura non costituisce una semplice cornice paesaggistica, ma il cuore di un’esperienza che mette al centro l’arte contemporanea come pratica viva di pensiero.
Fin dalla metà degli anni Ottanta, grazie all’Associazione Amici di Morterone e alla visione poetico-filosofica di Carlo Invernizzi, il borgo diventa un nucleo irradiante di pensiero: non un luogo appartato, ma un catalizzatore culturale capace di attivare relazioni tra artisti, comunità e paesaggio. Il museo non è un parco di sculture né una raccolta di opere semplicemente fruibili all’aria aperta; è piuttosto un’ipotesi di dialogo permanente tra arte, poesia e natura, dove si esprime un’ecologia dello spirito e della natura.
Oltre quaranta opere, realizzate a partire dal 1988, si disseminano tra le case in pietra, i ruderi, i prati e i boschi. La prima, Architettura cacogoniometrica di Gianni Colombo, innestata in un’antica abitazione costruita con pietre del torrente, ribalta l’idea stessa di architettura e di colonna, trasformando lo spazio abitativo in esperienza percettiva. Le opere – prive di riferimenti figurali – non descrivono né narrano: sono presenze concrete che germinano come fiori, oggettivazioni di relazioni positive con l’ambiente. Pensiero che si fa forma e si riforma come la natura stessa.
In questa prospettiva, Morterone incarna pienamente il paradigma al centro del progetto Colere Hereditatem: la reinvenzione del paesaggio attraverso l’arte contemporanea diventa pratica di cura del patrimonio culturale inteso non come deposito statico di oggetti, ma come eredità viva e generativa. L’idea di Natura naturans, cara a Invernizzi, pone l’uomo nella sua relazione costitutiva con ciò che lo circonda: non spettatore esterno, ma parte del divenire del cosmo. La parola poetica diventa sostanza di conoscenza, al pari della scienza, capace di esprimere il soffiare del vento, il gelo della neve, la vita che si rigenera e combatte la morte.
Accanto alle opere all’aperto, la Casa dell’Arte custodisce lavori che non possono essere esposti permanentemente all’esterno, in un’osmosi continua tra interno ed esterno resa possibile da aperture che mantengono il dialogo visivo e concettuale con il paesaggio. Morterone non è uno spazio elitario e protetto: le opere entrano nelle case del paese, instaurando un rapporto diretto con la comunità e con la quotidianità del vivere.
Morterone costituisce un laboratorio di innovazione e creatività in cui l’arte contemporanea diventa strumento di consapevolezza dell’interdipendenza tra ambiente naturale, ambiente antropico e patrimonio culturale. In un tempo segnato da sfide ambientali e trasformazioni radicali, Morterone offre un modello di interazione tra ricerca e azione, tra filosofia, poesia, storia dell’arte e pratiche creative.
In tal senso, il Museo di Morterone non conserva semplicemente opere: attiva processi. Trasforma il paesaggio in esperienza e l’esperienza in coscienza. È un luogo in cui l’arte contemporanea si fa cura, dialogo e responsabilità condivisa.
Il caso di studio del Museo di Arte Contemporanea all’Aperto di Morterone è stato affrontato approfonditamente dalla Professoressa Francesca Pola nel suo intervento per il Workshop COLERE HEREDITATEM Antico e contemporaneo: idee e pratiche, tenutosi a Cesano Maderno il 30 maggio 2024, e durante il convegno finale COLERE HEREDITATEM: cura e futuro, tenutosi a Roma il 20 gennaio 2026.
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