Aspetti etici e politici

L'applicazione delle tecnologie digitali al patrimonio culturale solleva una serie di questioni etiche e politiche che richiedono un'attenta riflessione. Tra i principali temi emersi si annoverano la strumentalizzazione politica del patrimonio, i diritti intellettuali e la proprietà dei dati, nonché il rischio di colonialismo digitale.

3.1 Neutralità della scienza e rischio di strumentalizzazione politica del patrimonio

È stata sottolineata la necessità di considerare il rischio che le tecnologie digitali, pur essendo strumenti neutri, possano essere utilizzate per fini ideologici e propagandistici. La manipolazione della memoria culturale e delle narrazioni storiche rappresenta una minaccia concreta, come dimostrato dai conflitti recenti, in cui il patrimonio culturale è diventato un campo di battaglia simbolico e ideologico. È stato evidenziato come le tecnologie possano essere impiegate per costruire narrazioni distorte o strumentali, che finiscono per manipolare l'opinione pubblica e rafforzare identità culturali escludenti.

Nell'intrattenimento, oltre ad una parte educativa, c'è una grande parte diseducativa e una grande parte di controllo del pensiero, utilizzando il mondo antico o utilizzando altre culture. La politica, o meglio il dibattito politico, culturale, ideologico, utilizza i beni culturali a proprio gradimento ed è difficile controllare questo uso improprio a meno che non si abituino le persone a fare analisi critica, e a pensare che quella ricostruzione ad uso intrattenimento è una ricostruzione fatta da un signor X che potrebbe cambiare due mesi dopo. L'uso del bene culturale nell'intrattenimento per motivi “altri” (a cui nessuno di noi è stato abituato o educato a capire e a difendersi) non è quindi solo educativo ma anche diseducativo e pilotato come in parte anche l'uso dell'intelligenza artificiale.

La storia è piena di queste cose, cioè non è solo la tecnologia attuale che fa questo, è tutta la storia che ha sempre fatto questo. Bisogna dire che l’intrattenimento offre uno sguardo sul passato che non solo educa ma potrebbe anche diseducare. E gran parte della questione educativa è educare la gente a imparare a non assorbire passivamente, ma ad assorbire con un pensiero aperto, dato che la politica è positiva ma anche negativa, come tutte le cose. Io posso usare certe cose per un progetto ben preciso. Ad esempio le guerre da cosa nascono? Persone che vivono insieme e non hanno nessun problema, quando cominciano le guerre improvvisamente cominciano a distinguersi all'interno della stessa famiglia, la stessa cosa che fai attraverso i beni culturali. Improvvisamente cominci a distruggere il bene culturale del tuo vicino perché rappresenta un'ideologia negativa che fino all'altro ieri invece era totalmente positiva: pensiamo a cosa è successo nell'ex Jugoslavia, o oggi con Putin. [Silvia Chiodi]

L'uso di esperienze immersive e ricostruzioni digitali può accentuare questa dinamica, trasformando il patrimonio in uno strumento di propaganda o controllo sociale.

3.2 Diritti intellettuali e proprietà dei dati

La questione dei diritti intellettuali è centrale quando si parla di digitalizzazione e ricostruzione 3D di opere e siti culturali. Molti studiosi esitano a condividere i propri dati e risultati scientifici per paura di perdere il controllo sul loro utilizzo e sui diritti d'autore. È fondamentale stabilire normative chiare che tutelino la proprietà intellettuale e garantiscano un equo riconoscimento del contributo scientifico, senza ostacolare la diffusione e l’accessibilità del patrimonio digitale.

Ci sono dei problemi connessi ad esempio alla digitalizzazione delle biblioteche. Perché se da un lato tu salvaguardi e rendi anche più democratica la diffusione e il possibile accesso a determinati documenti, dall'altro c’è il problema dei diritti di riproduzione e quindi un accentramento di potere nelle mani di pochissime persone che potrebbero un domani decidere chi può usare i dati e chi no, o fissare dei costi enormi. E nel contempo questo può favorire il mercato illecito di beni culturali perché tutti guardano ormai solo i dati digitalizzati, non guardano più il bene e "se ne dimenticano". [Silvia Chiodi]

Infatti questo è un aspetto importantissimo che riguarda i possessori dei documenti, dei libri, delle biblioteche e chi vuole digitalizzare: devono esserci degli accordi precisi che prevedano come gestire copyright, diritto d'autore, protezione, accessibilità. E questa è tutta una parte giuridica che sicuramente va menzionata, come l'aspetto informatico collegato a questo: l'uso di filigrane digitali visibili o non visibili che dimostrino la provenienza e la proprietà del documento stesso, il cosiddetto watermarking. [Giuseppe Maino]

3.3 Colonialismo digitale

Un ulteriore tema critico riguarda il colonialismo digitale[6], ovvero il rischio che le tecnologie di digitalizzazione e archiviazione dei beni culturali siano controllate da istituzioni o aziende occidentali, con scarsa partecipazione delle comunità locali. Questo fenomeno può portare a un nuovo squilibrio di potere, dove l'accesso ai dati e la possibilità di beneficiare della valorizzazione del patrimonio rimangono limitati a pochi soggetti privilegiati. È necessario promuovere pratiche collaborative che coinvolgano direttamente le comunità di riferimento e assicurino una gestione equa e trasparente dei dati culturali.

Le tecnologie digitali offrono nuove opportunità per il coinvolgimento delle comunità locali e dei cittadini nella valorizzazione del patrimonio culturale. Esperienze come quelle sviluppate da Studio Azzurro nel progetto "Portatori di storie" dimostrano come le tecnologie possano essere utilizzate non solo per documentare, ma anche per attivare percorsi partecipativi e inclusivi, rafforzando il senso di appartenenza e la consapevolezza culturale [Francesca Pola].

C'è un caso che ha suscitato molte controversie, tra le quali interrogativi etici e critiche, quello dell'arco di Palmira[7], replicato tramite tecniche di stampa 3D, e successivamente esposto solo in contesti occidentali. Ha evidenziato problematiche legate alla proprietà dei dati digitali e al ruolo delle comunità originarie nella gestione del proprio patrimonio culturale. E’ diventato un caso controverso perché quei dati appartengono all'Institute for Digital Archaeology[8], un istituto occidentale che ne detiene i diritti di riproduzione.

Quando si parla dell'uso di tecniche di imaging, di modellazione 3D, ci sono dei problemi etici connessi, cioè: chi conduce queste operazioni? a chi appartengono i dati? in che modo poi questi dati vengono usati per valutare strategie non invasive? ecc. Ma anche, una volta create le ricostruzioni, in che modo ne beneficiano o non beneficiano le comunità locali in cui si collocano i beni? Per esempio, c'è un caso che ha suscitato molte controversie che è quello dell'arco di Palmira, che è stato modellato in 3D e scolpito, con una sorta di stampante 3D, però poi ha avuto una circolazione unicamente nel mondo occidentale. E’ diventato un caso controverso perché quei dati appartengono all'Institute for Digital Archeology, un istituto occidentale che ha i diritti di riproduzione di quell'arco. [Chiara Borgonovo]

3.4 Modelli di finanziamento e sostenibilità economica.

È stato evidenziato come la sostenibilità economica dei progetti digitali rappresenti una sfida rilevante. Le risorse pubbliche risultano spesso insufficienti e la dipendenza da finanziatori privati può influenzare le priorità progettuali.

Il restauro è diventato ormai anche e soprattutto una questione di pubblicità perché vediamo quanti restauri vengono rifatti a distanza di pochi anni. L'abbiamo visto in quest'ultimo anno per il Giubileo di Roma, quanti restauri sono stati fatti in fretta e furia con dispendio di risorse, di denaro pubblico, andando a fare restauri di cui non c'era nessun bisogno? Perché? Perché gli sponsor spesso chiedono che il restauro sia fatto sull'opera che ha un particolare impatto mass-mediatico ovviamente, quindi Palmira sì, ma il Borgo Medievale in Umbria o in Puglia no, perché quello non fa notizia, mentre Palmira va sulla prima pagina dei quotidiani, sui social networks, nelle televisioni e così via. Anche a seguito dei terremoti in Italia si è detto: ricostruiamo dov'era e com'era. Sì, facciamo dei bellissimi falsi come hanno fatto poi con la Fenice. Della Fenice non esisteva nessuna documentazione, si sono basati sul film Senso di Luchino Visconti, che era l'unica documentazione abbastanza ampia del teatro per una ricostruzione. Ma ad esempio anche della Basilica Superiore di Assisi, quando ci fu il famoso crollo, nessuno, neanche l'Istituto Centrale del Restauro, il Ministero, aveva delle planimetrie, della documentazione, delle fotografie della Basilica Superiore e in particolare delle volte sono state fornite da un privato, l'architetto Croci, che le aveva realizzate a sue spese. Qui sì che invece la digitalizzazione potrebbe intervenire in maniera capillare e documentare, per consentire una ricostruzione virtuale. Perché è chiaro che Palmira purtroppo è andata distrutta, ma quante cose purtroppo sono andate distrutte, non ci sono pervenute, non dico dall'antichità, ma anche solo dal Medioevo? Pensate a tutte le ristrutturazioni delle chiese che sono state fatte dopo la controriforme in Italia, interi arredi, architetture completamente andate distrutte, le chiese medievali erano tutte affrescate. Ormai in Italia esistono solo dei pochi lacerti, gli affreschi sono stati tutti  completamente abrasi nel corso degli anni per cambiamenti di gusto, per politiche culturali, religiose. Dobbiamo rassegnarci, non si può conservare tutto. In questo una ricostruzione 3D può almeno mantenerci una documentazione che però non va confusa con un originale che non ci sarà mai più e che è inutile tentare di riprodurre, di ricostruire in sito: sarebbe un falso. [Giuseppe Maino]

Si auspica l’adozione di modelli di governance condivisi e la diversificazione delle fonti di finanziamento per garantire l’autonomia e la continuità delle iniziative.


[6] https://www.cambridge.org/core/journals/archaeological-dialogues/article/archaeological-heritage-in-the-age-of-digital-colonialism/656C0B0B42262DE846FBFAD34654397F 

[7] https://digitalarchaeology.org.uk/history-of-the-arch 

[8] https://digitalarchaeology.org.uk/media