Le nuove tecnologie rappresentano un'opportunità cruciale per la valorizzazione e la conservazione del patrimonio culturale, ma pongono anche interrogativi sulla loro applicazione e sul loro impatto. Le discussioni si sono concentrate su due principali ambiti: le tecnologie immersive e l'intelligenza artificiale.
2.1 Tecnologie immersive
Le tecnologie immersive, come la realtà virtuale (VR) e la realtà aumentata (AR), offrono nuove possibilità oltre che per il restauro anche per la fruizione e l'interazione con il patrimonio culturale. Sono state menzionate applicazioni che consentono ricostruzioni virtuali di siti e monumenti scomparsi o danneggiati, come nel caso dei Buddha di Bamiyan, dove la realtà virtuale è stata utilizzata non solo per una ricostruzione visiva, ma anche per coinvolgere la comunità locale in un processo di recupero e valorizzazione condivisa.
E’ in atto un restauro di Bamiyan molto impegnativo, e anche Studio Azzurro[3] sta attivamente lavorando sul sito di Bamiyan con un progetto sui portatori di storia, tramite un dialogo con gli abitanti del luogo, registrando interviste e dialoghi con la popolazione locale. Questo materiale, insieme al nuovo materiale che hanno raccolto nel corso dello scorso anno, verrà utilizzato per allestire il nuovo centro culturale di Bamiyan, e Studio Azzurro sta curando l'allestimento quindi questo potrebbe diventare un caso di studio molto interessante. Molto interessante anche perché è un laboratorio intorno a cui si stanno coagulando tante esperienze. In questo caso, grazie all’uso di tecnologie VR, si riescono a valutare le diverse ipotesi ricostruttive e la loro validità scientifica in modo non invasivo per poi guidare il processo di ricostruzione. Quindi, dal punto di vista del restauro e dell'applicazione dell'IT ad esso, è un caso molto affascinante, molto innovativo che vede coinvolta la comunità locale. [Chiara Borgonovo]
Queste tecnologie permettono inoltre, come già detto, di offrire esperienze coinvolgenti e accessibili a un pubblico ampio, superando le barriere fisiche e logistiche che spesso ostacolano l’accesso ai luoghi della cultura.
È stato però sollevato il rischio che queste pratiche si riducano a semplici forme di intrattenimento, svuotando di contenuto educativo le esperienze proposte perdendo di vista l’obiettivo educativo. Progetti come "Van Gogh Live"[4] o le mostre immersive su Klimt[5] sono stati citati come esempi di iniziative che, pur offrendo un’esperienza spettacolare, rischiano di trasformare l’opera d’arte in un pretesto per un consumo ludico e superficiale, lontano da una fruizione autentica del patrimonio.
La tecnologia rischia di creare dei prodotti che eclissano le opere e gli artisti originali. Si possono creare dei parchi divertimento che usano l’opera e la vita degli artisti come pretesto, senza percorso di giusta fruizione.
Bisognerebbe anche capire qual è l’effetto nel tempo: esiste un rapporto su quante persone hanno assistito a Van Gogh Live e poi sono andati a vedere realmente le opere di Van Gogh? Si costruiscono delle esperienze che risultano essere (superficialmente) affascinanti anche più dell'opera stessa. È questo che potrebbe essere diseducativo. Ma potrebbe anche essere un modo per avvicinarsi alle opere.
Come si fa a sapere se questa esperienza è stata effettivamente educativa o diseducativa? [Ciro Longobardi].
È necessario, quindi, mantenere un equilibrio tra innovazione tecnologica e profondità culturale, per garantire che le esperienze digitali contribuiscano realmente alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio.
2.2 Intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale (IA) si è dimostrata uno strumento potente per la diagnosi, la conservazione e lo studio dei beni culturali. Le tecnologie di machine learning e pattern recognition sono da tempo impiegate nell’imaging diagnostico non invasivo. Un esempio importante è quello dell’analisi dei papiri di Ercolano, letti strato per strato attraverso scansioni digitali e algoritmi di ricostruzione.
Relativamente all'area pompeiana, è in corso un grosso progetto di lettura, decifrazione dei papiri della Villa dei Papiri di Ercolano con tecniche di imaging non distruttivo e intelligenza artificiale, in cui il papiro non deve essere più srotolato, ma con tecniche di Computed Axial Tomography e "pattern recognition viene letto strato per strato e decifrato. Fanno una sorta di TAC del papiro, una scansione strato per strato del papiro arrotolato che poi viene srotolato in maniera digitale e quindi con tecniche di elaborazione di immagine e di riconoscimento di forme viene letto quello che si riesce a recuperare. Al momento sono state già recuperate diverse pagine e decine e decine di righe dei documenti senza toccare minimamente il papiro, quindi senza correre rischi di danneggiarlo o di renderlo inutilizzabile quando ci saranno tecnologie di restauro conservative adeguate per poterlo trattare. [Giuseppe Maino]
L’IA è utile anche per la manutenzione predittiva. Presso la National Gallery, vengono create delle copie digitali ad alta risoluzione delle opere conservate, attraverso il confronto di tali copie e con l’uso dell’IA si riesce a monitorare lo stato di conservazione delle opere nel tempo.
[La National Gallery ha] una parte importantissima per addetti ai lavori, soprattutto per i laboratori diagnostici di restauro e i conservatori della galleria. Fotografano periodicamente ad altissima risoluzione tutte le opere presenti, comprese quelle dei depositi, per poter fare anche a distanza di anni un confronto quasi pixel per pixel e valutare quindi se c'è stato un degrado, un'alterazione nel tempo delle opere d'arte. Questo fa parte della politica di manutenzione di studio ordinario della National Gallery che crea questi grossi dossier digitali sulla conservazione e documentazione di tutte le opere d'arte che loro possiedono. [Giuseppe Maino]
Tuttavia, sono stati sollevati interrogativi sull’uso dell’intelligenza artificiale nella creazione di nuovi contenuti culturali. È stato osservato come l’impiego di IA generativa possa rappresentare un rischio per la creatività contemporanea, sostituendo il contributo umano nella produzione artistica e culturale.
Una riflessione sul rapporto tra tecnologia e patrimonio artistico non può prescindere anche dall'evidenziare i possibili rischi, come già detto per l'obsolescenza naturale dei supporti digitali. Ad esempio, l'intelligenza artificiale è estremamente utile per quanto riguarda il patrimonio acquisito, come la diagnostica per la lettura digitale, però l'intelligenza artificiale per il patrimonio culturale in costruzione adesso è estremamente dannosa. Tutti abbiamo sentito parlare per esempio degli scioperi degli sceneggiatori di Hollywood contro l'uso dell'intelligenza artificiale, perché il rischio è che si perda completamente l'elemento umano in quelle cose. Con i programmi di intelligenza artificiale è possibile anche scrivere brani musicali, scrivere opere letterarie, mettendo a rischio la creatività contemporanea. [Ciro Longobardi]