La gestione del patrimonio culturale presenta numerose sfide legate alla sostenibilità tecnologica, all'impatto ambientale e all'accessibilità che impongono una riflessione profonda sull'adozione di pratiche e soluzioni che garantiscano la conservazione e la fruizione del patrimonio culturale in un'ottica di lungo periodo e di equità globale.
1.1 Digital preservation e sostenibilità tecnologica
Come ben sappiamo, a differenza di supporti tradizionali come la pergamena o la carta, i supporti digitali presentano una dipendenza da infrastrutture tecnologiche per la loro leggibilità e conservazione nel tempo. Una delle principali questioni emerse infatti riguarda l'obsolescenza delle tecnologie di digitalizzazione e archiviazione. La rapida evoluzione tecnologica può rendere obsoleti i formati e i supporti utilizzati per la conservazione dei dati digitali, compromettendo l'accesso e l'utilizzo di questi dati nel lungo periodo.
C'è anche il problema che una volta che tu hai scansionato, registrato, filmato un'enorme quantità di cose, l'informatica procede molto velocemente a livello tecnologico e si rischia di avere una quantità di dati raccolti con tecnologie che diventano obsolete. Quindi salvi/converti tutto il lavoro di digitalizzazione che hai fatto prima, perché anche quello diventa un patrimonio da salvare ed è “fragile”. [Silvia Chiodi]
È fondamentale adottare strategie di digital preservation basate su standard aperti e supporti tecnologici sostenibili. In questa prospettiva, è stata sottolineata l'importanza di utilizzare software open source e di ricorrere a standard universali, al fine di evitare la dipendenza da piattaforme proprietarie che potrebbero diventare obsolete o non più supportate.
Bisogna definire degli standard universali. Anche quello è un problema che va trattato nell'ambito delle tecnologie informatiche per i beni culturali: la condivisione di standard, il ricorso il più possibile a software open in maniera da evitare software proprietari che magari da un giorno all'altro non sono più commercializzati o sostenuti dalle imprese produttrici (e quindi tutto quello che è stato realizzato con questi software può diventare inservibile). Un altro grande problema legato al mondo digitale è come conservarlo. Perché sappiamo che anche i supporti hanno una vita relativamente breve. La pergamena dura migliaia di anni e il dvd no, forse va bene per qualche decina di anni. [Giuseppe Maino]
D’altronde è stato evidenziato come la sostenibilità tecnologica non possa prescindere da una valutazione dei costi energetici e ambientali legati alla conservazione dei dati. La creazione di copie ridondanti e l'uso di server distribuiti, da un lato garantiscono la sicurezza delle informazioni, dall'altro comportano un significativo impatto ecologico. La conservazione di grandi volumi di dati e l’utilizzo intensivo di server comportano un elevato consumo energetico, con conseguenti emissioni di CO2. È pertanto necessario integrare valutazioni ambientali nei processi di digitalizzazione e conservazione del patrimonio culturale, cercando di utilizzare tecnologie a basso consumo e sviluppare soluzioni più sostenibili, come l'uso di fonti di energia rinnovabile e l'ottimizzazione dei sistemi di raffreddamento dei data center.
La sostenibilità, anche in rapporto all'obsolescenza tecnologica, è molto importante, sia rispetto alla capacità di mantenere sistemi nel lungo periodo (strategie di digital preservation, che puntano alla creazione di ridondanza, quindi replicazione dei dati, la loro dislocazione su supporti lontani anche geograficamente), sia per l'impatto ambientale (la ridondanza in termini di sostenibilità ambientale pone delle criticità irrisolte). È importante parlare di quest’ultimo aspetto visto che il problema del climate change è al centro di questo progetto di ricerca. [Chiara Borgonovo]
1.2 Accessibilità e digital divide
I nuovi servizi digitali nell’ambito del patrimonio culturale devono risultare accessibili e facili da usare per tutti, includendo le persone con disabilità. Le tecnologie dell’Informazione possono essere sfruttate per fornire alle persone con disabilità modalità alternative, complementari o aumentate per percepire, comprendere e anche interagire con i beni del patrimonio culturale attraverso soluzioni accessibili che comprendono ad esempio le descrizioni audio, la sottotitolazione, l’utilizzo di mappe concettuali o rappresentazioni 3D, la realtà virtuale o aumentata.
Per offrire un’esperienza di intrattenimento e apprendimento piacevole a tutti i visitatori, incluse le persone con disabilità, i servizi digitali nell’ambito dei beni culturali non devono essere solo accessibili, ma anche inclusivi per offrire maggiore uguaglianza e opportunità culturali e di apprendimento per tutti i gruppi sociali. Il tema dell'accessibilità quindi è strettamente legato al digital divide, ovvero la disparità nell’accesso alle tecnologie tra diverse aree geografiche e culturali. Va sottolineata la mancanza di pubblicità di progetti sviluppati al di fuori del contesto occidentale, che contribuisce ad accentuare la spaccatura tra il nord e il sud del mondo. Questa situazione evidenzia la necessità di politiche più inclusive, che favoriscano l’accesso alle tecnologie anche da parte delle comunità meno dotate di risorse.
Quando si parla di grandi progetti per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali, gli esempi che vengono solitamente citati sono progetti tendenzialmente sviluppati in un contesto occidentale. Questo ovviamente porta alla luce una criticità: bisognerebbe parlare di che cos'è il digital divide, del fatto che esista una chiara spaccatura tra il mondo occidentale e il global south, per cui c'è una sorta di sbilanciamento tra queste due dimensioni. Gli esempi più innovativi d'avanguardia provengono da un certo contesto, e farei un disclaimer a riguardo. Cercherei di citare il più possibile esempi virtuosi di progetti che non riguardano solo la cultura occidentale o che non sono solo sviluppati in occidente. [Chiara Borgonovo]
Un ulteriore rischio riguarda la concentrazione del controllo sulle informazioni digitali in poche mani, con la possibilità che l’accesso ai documenti digitalizzati venga regolato in modo restrittivo, limitando così la diffusione democratica della conoscenza. Questo discorso si lega a quello sul colonialismo digitale, trattato in seguito.